Michele Pertusi per Corso d’Opera

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Michele Pertusi – Testimonial di Corso d’Opera

MICHELE PERTUSI dedica a CORSO D’OPERA

“…i cantanti considerano il canto come una ginnastica, si occupano ben poco di perfezionarsi e aspirano solo a crearsi un vasto repertorio entro il più breve tempo possibile. Non si prendono la briga di mettere nel loro canto un bel fraseggio; tutta la loro aspirazione non consiste altro che nell’emettere questa o quella nota con grande potenza. Perciò il loro canto non è un’espressione poetica dell’anima, bensì una gara fisica del loro corpo.”

Da un’intervista a Giuseppe Verdi alla”Neue Freie Presse” Vienna, 9 giugno 1875.
Mi preme farvi osservare la definizione che Verdi dà del canto: “un’espressione poetica dell’anima”.
Non a caso il Maestro usa il termine poetica. In fondo i libretti d’opera sono il linguaggio poetico dell’epoca, in primis nell’Italia di quegli anni.
Se analizziamo  brevemente e sommariamente quali sono stati i collanti linguistici dei principali paesi europei, viene all’occhi una “stranezza”: in Germania, in Francia, in Inghilterra, nella stessa Russia ecc. l ’unità linguistica è stata raggiunta grazie a geniali opere di poeti, drammaturghi, filosofi, scrittori; vengono subito alla mente Goethe, Schiller, Shakespeare, Molière, Puskin, Tolstoj ecc…
Infatti i libretti d’opera sono sovrapponibili alle opere di Leopardi, di Foscolo, di Manzoni, di Carducci, di Pascoli.
Verdi fu un fenomeno ancora più evidente, perché con la sua straordinaria opera spalmata in un arco temporale lunghissimo (1839-1893), non ha più parlato dell’uomo, ma ha parlato all’uomo.
Per questo noi interpreti siamo i custodi di questa eredità  che oltre che a grande  valore culturale , ha un enorme valore identitario.
Oggi vanno molto di moda gli slogan e io ne propongo uno: “Serviamo la musica”.
Serviamola attraverso le nostre qualità e i nostri talenti , ma non serviamoci di essa per esaltare le nostre doti.
Ora, non possiamo negare che il canto, a tutti i livelli è un’ostentazione di merce pregiata, ma potrebbe essere un grave errore stilistico esasperare questo concetto.
Piuttosto partiamo dal segno scritto, dalla storia e dal volere degli autori che ormai conosciamo attraverso varie documentazioni giunte fino a noi e grazie al prezioso lavoro di ricerca effettuato da insigni musicologi.
Come accenna Verdi nello stralcio riportato sopra, il canto dev’essere un’espressione poetica dell’anima e viene sottolineato il concetto di fraseggio che già potrebbe essere un accenno di quali dovrebbero essere le priorità esecutive.
Io mi permetto, in tutta umiltà,  di estendere il concetto di espressione poetica dell’anima in sublimazione del sentimento o, esaminato da un altro punto di vista, liricizzazione del momento drammaturgico.
Chi urla senza legare o impronta il proprio canto col solo obbiettivo di impressionare l’ascoltatore non può sublimare un bel niente e la sua esibizione non sarà mai un’espressione poetica dell’anima.
Per ottenere risultati soddisfacenti  in questa direzione o verso questo obiettivo ci  sono  esclusivamente lo studio e la conoscenza, solo questo può fare  la differenza.
Lo studio della tecnica vocale permette di interpretare il segno scritto, aiuta a preservare il nostro strumento e contribuisce in modo decisivo all’essere professionalmente preparati ed affidabili.
Oggi  la  sola preparazione tecnica non basta più, attraverso la conoscenza  possiamo entrare nel meraviglioso mondo dell’opera, studiando i compositori in riferimento al loro periodo storico, politico e sociale , dobbiamo formarci una cultura dell’ascolto dei grandi cantanti e direttori d’orchestra del passato che ci hanno lasciato un patrimonio inestimabile di soluzioni interpretative e di esecuzioni vocali da antologia.
Tutto ciò per tenere presenti i concetti di tradizione che dal 1600 ad oggi hanno fatto sì che l’opera italiana e i suoi esecutori potessero  affascinare e coinvolgere milioni e milioni di persone nel mondo intero e diventare esempio  di prassi esecutiva
Un caro saluto a tutti.
Michele Pertusi.

Grammy Award, nel 2006, per l’incisione del Falstaff con la London Symphony Orchestra diretta da Colin Davis (LSO Live)
Ha collaborato con direttori di fama internazionale quali ad esempio Daniel Barenboim, Semyon Bychkov, Riccardo Chailly, Colin Davis, Daniele Gatti, Carlo Maria Giulini, Vladimir Jurowski, James Levine, Zubin Metha, Riccardo Muti, Antonio Pappano e Georg Solti, calcando i palcoscenici dei più importanti teatri al mondo, fra i quali l’Opéra Bastille, la Wiener Staatsoper, il Covent Garden, il Teatro alla Scala, il Metropolitan di New York, il Teatro Real di Madrid, il ROF Pesaro, la Bayerische Staatsoper, la Deutsche Oper di Berlino, la Monnaie di Bruxelles, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il Barbican Centre di Londra.
Ha inaugurato la stagione 2011/12 interpretando la Messa di Santa Cecilia di Gounod alla Salle Pleyel di Parigi, in seguito ha interpretato Faust al Liceu in Barcelona, al Covent Garden di Londra, Oberto, Conte di San Bonifacio al Théâtre des Champs Elysées de Paris, L’elisir d’amore all’Opernhaus di Zurigo e Il viaggio a Reims al Maggio Musicale Fiorentino.
Fra i suoi prossimi impegni annovera Oberto, Conte di San Bonifacio al Teatro alla Scala, Guillaume Tell all’Opernhaus di Zurigo, Il barbiere di
Siviglia, Nabucco, La Cenerentola e Simon Boccanegra alla Wiener Staatsoper, La Damnation de Faust alla De Vlaamse Opera di Antwerp, I Puritani all’Opéra National de Paris, Attila all’Opéra Royal de Wallonie de Liége, La Sonnambula e I Puritani al Metropolitan Opera di New York.
Nella stagione 2010/11 ha interpretato la Petite Messe Solennelle di Rossini al Théâtre des Champs Elysées de Paris. Hanno fatto seguito le intepretazioni di Lucrezia Borgia e L’italiana in Algeri alla Wiener Staatsoper, Guillaume Tell all’Opernhaus di Zurigo, L’italiana in Algeri a Bilbao, Le Comty Ory al Metropolitan di New York, Attila e L’italiana in Algeri al Teatro alla Scala di Milano.
Nella stagione 2009/10 ha interpretato Mosè in Egitto all’Opernhaus di Zurigo, L’italiana in Algeri al Teatro Real di Madrid, Guillaume Tell ad Amsterdam, La Sonnambula all’Opéra National de Paris, L’elisir d’amore al Teatro Comunale di Bologna, Il barbiere di Siviglia e La Sonnambula alla Wiener Staatsoper, Falstaff a Bilbao e Lucrezia Borgia alla Semperoper di Dresda.
Nelle ultime stagioni ha interpretato con grande successo I Lombardi alla prima crociata, La pietra del paragone e Faust al Teatro Regio di Parma, Szene aus Goethes Faust al Teatro Real di Madrid e al Teatro Regio di Parma, La Sonnambula alla Wiener Staatsoper, Don Pasquale al Teatro Comunale in Bologna, Luisa Miller alla Bayerische Staatsoper di Monaco, Le nozze di Figaro al Metropolitan di New York, Mosè in Egitto al Teatro dell’Opera di Roma, Guglielmo Tell all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Lucrezia Borgia al Teatro Regio di Torino, Falstaff alla Staatsoper di Berlino e al Teatro Lirico di Cagliari, Carmen all’Opernhaus di Zurigo, Maometto II, Gazza ladra e Petite Messe Solennelle al Rossini Opera Festival di Pesaro, Don Giovanni (ruolo del titolo) al Teatro Bellini di Catania, Oberto, conte di San Bonifacio, La Sonnambula e Anna Bolena al Teatro Filarmonico di Verona, Maometto II ad Amsterdam, I Puritani alla Monnaie di Bruxelles e ad Amsterdam, Stabat Mater di Rossini al Festival Mozart della Coruña.
Raffinato interprete rossiniano, Michele Pertusi è stato più volte acclamato trionfatore al Rossini Opera Festival di Pesaro. Il debutto pesarese, risalente al 1997, lo vide protagonista di una nuova produzione di Moïse et Pharaon (Moïse) diretta da Vladimir Jurowski, con la regia di Graham Vick. Sempre a Pesaro, ha recentemente interpretato Il viaggio a Reims, Petite Messe Solennelle, Le siège de Corinthe e La gazza Ladra. Il Festival Rossiniano gli ha conferito inoltre il prestigioso premio “Rossini d’oro”.
La sua ricca discografia comprende, fra gli altri titoli, Messa Solenne, Stabat Mater, Cantata per Pio IX, Cenerentola e Il turco in Italia diretta da Riccardo Chailly, Don Giovanni e Così fan tutte con Georg Solti (Decca), Le nozze di Figaro con Zubin Mehta (Sony), Semiramide e Maometto II (Ricordi), Don Giovanni con Daniel Barenboim (Erato), La damnation de Faust e Falstaff con Colin Davis (LSO).
Nel 1995 gli è stato conferito il premio “Franco Abbiati” dalla critica musicale italiana. Per l’incisione del Turco in Italia diretta da Riccardo Chailly (Decca) è stato insignito del Gramophone Award e nel febbraio 2006 ha vinto il prestigioso Grammy Award per l’incisione del ruolo del titolo in Falstaff (diretto da Colin Davis; LSO Live). Ha recentemente ricevuto dal Presidente della Repubblica italiana la Medaglia d’Oro come Benemerito della Cultura.
Nato a Parma, ha studiato canto con Arrigo Pola e Carlo Bergonzi ed, in seguito, ha completato la sua formazione con Rodolfo Celletti.
Collabora per la preparazione dei ruoli con la Professoressa Hisako Tanaka.