Dedicato al Maestro Bartoletti

BRUNO BARTOLETTI

Nato a Sesto Fiorentino, Bruno Bartoletti ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze. Ha diretto nei più importanti Teatri, Festival, Istituzioni musicali e Centri radio-televisivi europei e nord-americani.
È stato ripetutamente ospite delle stagioni del Teatro Colón di Buenos Aires e del Teatro Comunale di Firenze, dove ha ricoperto per molti anni la carica di Direttore Stabile dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e poi di Direttore Artistico, dal 1985 al 1991. A Firenze ha diretto numerose storiche produzioni, legando il suo nome alla storia del Teatro Comunale e del suo Festival: si ricordano qui le due edizioni del Wozzeck di Alban Berg, nel 1964 per la regia di Virginio Puecher, nel 1979 con la regia di Liliana Cavani; Lulu di Alban Berg, L’amore delle tre melarance e L’angelo di fuoco di Prokofiev, Il naso di Šostakovic, oltre alle prime italiane del Re cervo di Hans Werner Henze al Maggio del 1976 e di Opera di Luciano Berio l’anno successivo.
Ha inoltre tenuto a battesimo le opere di importanti compositori contemporanei come Napoli milionaria di Nino Rota al Festival di Spoleto, Don Rodrigo di Ginastera al Teatro Colón di Buenos Aires e Paradise Lost di Penderecki alla Lyric Opera di Chicago, dove è stato Direttore Artistico dal 1964 al 2000 e poi Direttore Artistico Emerito, carica che ricopre tutt’ora. Ha inoltre svolto un’intensa attività al Festival  Verdi di Parma.

Tra le opere da lui dirette si ricordano L’angelo di fuoco a Milano, La cena delle beffe di Giordano a Zurigo, poi ripresa con grande successo anche al Teatro Comunale di Bologna, Cardillac a Genova, Luisa Miller a Zurigo, Morte a Venezia a Genova dove ha inoltre diretto la Manon Lescaut, Ascesa e caduta della città di Mahagonny, Juenufa e Turandot, prima esecuzione in Italia del finale scritto da Luciano Berio; I sette peccati capitali e Il volo di Lindbergh al Macerata Opera Festival con la regia di Hugo de Ana, I due Foscari a Roma e Morte a Venezia al Teatro Comunale di Firenze.
Per il 2003 si segnalano il ritorno al Teatro alla Scala di Milano con La Bohème, L’assassinio nella cattedrale al Teatro dell’Opera di Roma. Nel 2004 si segnalano Il volo di notte e Il prigioniero al Teatro Comunale di Firenze, in occasione del centenario della nascita di Luigi Dallapiccola e nel 2005 Il Corsaro a Genova.
Fra gli impegni della stagione 2006/2007 segnaliamo Il Trovatore e La Traviata a Chicago, Il Pirata ad Ancona. Nella stagione 2007/2008 ha diretto Il cappello di paglia di Firenze ed Il Trovatore a Genova, Neues vom Tage di Hindemith, Hin und Zuruck e L’Heure espagnole ad Ancona. Successivamente La Bohème e Il Giro di Vite al Teatro Regio di Parma, The Emperor Jones e Rigoletto al Teatro delle Muse di Ancona, War Requiem di Britten, che ha diretto in diversi teatri italiani, Rigoletto al Teatro Comunale di Bologna.

Ha diretto Sharka al Teatro la Fenice di Venezia insieme a Cavalleria Rusticana.
Nel dicembre 2010 ha diretto La Fanciulla del West al Teatro Massimo di Palermo nel centenario della prima esecuzione newyorkese. Gli ultimi grandi successi sono stati Manon Lescaut nel 2011 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e La Gioconda di Ponchielli in forma di concerto al Concertgebouw di Amsterdam.
Nel marzo 2012 ha diretto a Palermo l’Orchestra del Teatro Massimo in un programma composto da musiche di  Samuel Barber, Benjamin Britten e Richard Strauss.
Il suo ultimo impegno è stato dedicarsi alla formazione, partecipando come docente principale alla prima edizione della Masterclass Corso d’Opera a Palazzo Contucci 2012.
L’intensa attività discografica di Bruno Bartoletti comprende incisioni di Un ballo in maschera con Renata Tebaldi e Luciano Pavarotti, Manon Lescaut con Montserrat Caballé e Placido Domingo, Suor Angelica con Katia Ricciarelli e Fiorenza Cossotto, La Gioconda con Montserrat Caballé, Luciano Pavarotti e Nicolai Ghiaurov, infine Il Trittico Pucciniano con Mirella Freni, Leo Nucci, Juan Pons, Roberto Alagna, Giuseppe Giacomini.
Nel 1987 è stato insignito della Laurea Honoris causa della Loyola University of Chicago assieme a Rita Levi Montalcini e Umberto Eco, mentre nel 1993 ha ricevuto la Laurea Honoris causa della Northwestern University. Ha vinto più volte il Premio “Franco Abbiati” della critica musicale italiana come migliore Direttore nell’anno 2003 per Morte a Venezia al Teatro Carlo Felice di Genova e per Il Prigioniero e Il volo di notte  di Dallapiccola a Firenze nel 2004.

Il 3 giugno 1987 il sindaco di Firenze Massimo Bogianckino conferì al Maestro Bruno Bartoletti ed al compositore Hans Werner Henze il Fiorino d’oro della città di Firenze.
Nell’aprile del 2001 il Presidente della Repubblica Ciampi gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce.
Nel 2006 ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal comune di Sesto Fiorentino.
E’ stato Accademico di Santa Cecilia.
Nel 2009 al Maestro Bruno Bartoletti, insieme al regista Mario Monicelli, è stata conferita la cittadinanza onoraria di Firenze. Lo ha deciso il consiglio comunale approvando all’unanimità le delibere presentate dalla commissione cultura, presieduta da Dario Nardella.
”Monicelli e Bartoletti – ha osservato Nardella – sono due icone della cultura italiana che hanno contribuito con il loro lavoro e le loro opere a dare lustro all’immagine di Firenze nel mondo. Il primo ha diretto film che hanno fatto la storia del cinema italiano; il secondo è ancora oggi uno dei più grandi interpreti della musica operistica e strumentale del ‘900 e ha legato la sua vita e la sua opera a Firenze ed in particolare al Teatro Comunale di Firenze, dove ha ricoperto per molti anni la carica di direttore stabile dell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e poi di direttore artistico dal 1985 al 1991, tornando successivamente a dirigere numerose volte” (La Nazione 12 gennaio 2009).

Che musica ragazzi!

Con queste parole si chiudeva la commossa commemorazione funebre di nostro padre da parte   di un orchestrale del maggio Musicale fiorentino lo scorso 10 giugno 2013 nella pieve di San Martino a Sesto Fiorentino. Lo strumentista ricordava l’entusiasmo davvero giovanile ed incontenibile del “ vecchio” maestro quando, scendendo dal podio, tra un atto e l’altro della Manon Lescaut al Comunale, nell’inverno del 2011, rivolgendosi ai professori d’orchestra, sottolineava, seppur stanco ed affaticato, la genialità della musica pucciniana. Il giorno del suo funerale nostro padre avrebbe compiuto 87 anni più di 70 dei quali trascorsi nel mondo musicale e teatrale di tutto il mondo.

  La frase ci ha colpite particolarmente perché lì c’è tutta la sostanza della sua vita di direttore d’orchestra, di organizzatore musicale ma anche, se ci è permesso, dell’uomo. Nostro padre infatti non ha vissuto per la musica ma per “fare musica”, mai da solo, ma assieme a tutte le componenti che consentono la realizzazione di uno spettacolo, di cui il direttore (forse anche per la sua la naturale modestia ed il suo antidivismo) non è che una piccola parte. Del resto quante volte ripeteva, con l’ardore un po’ polemico tipicamente fiorentino, che : ”bisogna servire la musica e non servirsi della musica”. E non c’è dubbio che in questa direzione i cantanti abbiamo avuto un ruolo determinante, soprattutto se giovani e desiderosi di imparare con la consapevolezza dell’impegno rigoroso ed assoluto che questo comporta. E’ noto del resto, tra gli addetti ai lavori, la rara capacità di nostro padre di aver saputo individuare “le voci” di illustri sconosciuti che, nel giro di pochi anni, sono diventate di fama internazionale. La lista sarebbe lunga, basti pensare ai nomi che sono usciti, grazie a lui, dalla scuola di canto della Lyric Opera di Chicago.

  Ma se non aggiungessimo la passione, la curiosità sempre vivace e quasi infantile, con le quali ha fino  all’ ultimo  condiviso il suo fare musica, la voglia tenace di migliorare assieme, l’orgoglio e la pura e disinteressata dedizione verso coloro che si accingono ad entrare nel mondo del teatro, il quadro di Bruno Bartoletti, non sarebbe completo.

 Ed è così che lo vogliamo ricordare quando, negli ultimi giorni del luglio 2012,  dopo mesi di inattività ( a causa del suo cuore “matto”), partiva, assieme a Raffaella Coletti (che proprio per lui aveva tenacemente voluto creare  In corso d’opera)  per Montepulciano, contento come un ragazzo uscito da una malattia, di rimettersi in moto ed in gioco, per offrire le sue straordinarie conoscenze e competenze di didattica musicale, la sua affettuosa ma non per questo meno rigorosa concentrazione, e, perché no, anche le sue  paterne sfuriate, a quei giovani appassionati come lui di un mondo ,quello musicale che, come ogni aspetto della vita, ha bisogno costantemente di rinnovarsi nel rispetto della tradizione che, come diceva Mahler, “è mantenimento del fuoco, non l’adorazione delle ceneri.”

Quel fuoco, fatto di entusiasmo e sincera sodisfazione per i risultati raggiunti, ci sembra ancora di vederlo brillare nei suoi occhi al ritorno da Montepulciano dove quell’ esperienza  didattica, non scissa dalla bellezza delle incantevoli colline senesi, è stata purtroppo per lui ma soprattutto per noi e gli artisti di domani, l’ultima.

Chiara e Maria Bartoletti

Dicono di lui...

Ho dei ricordi bellissimi del  Maestro Bartoletti legati peraltro a dei debutti per me importantissimi. Raffinatezza, gusto, senza della parola e garbo nel porgerla con il canto, musicalità’ e fraseggio ricercatissimi, queste e tante altre cose ci richiedeva in modo esigente ed appassionato nelle bellissime prove musicali; spesso il Maestro chiudeva gli occhi per ascoltare e dalla sua espressione si poteva capire se stavi eseguendo ciò’ che Lui aveva richiesto: il suo luminoso sorriso compiaciuto e soddisfatto era la migliore risposta! Aveva la capacità di trasportarci, attraverso l’interpretazione della parola ed il rigore musicale, nell’epoca, nel mondo e nel modo di vivere dei personaggi e del compositore che ne dava vita….ricordo spesso la frase del Maestro: “Puccini l’avrebbe detta così!” Intendendo che avrebbe fatto dire a quel personaggio, in un dato modo, una parola o un pensiero! Davvero era appassionante lavorare con Lui e alla fine del faticoso ed esigente lavoro la soddisfazione era tanta! Ci mancherà’ tanto!!!  

“Ho fatto cinque opere liriche dirette da Bruno Bartoletti, a partire dal 1986 con MEDEA di Luigi Cherubini al Teatro Comunale di Firenze. Abbiamo ottenuto per quel lavoro il premio Abbiati. Lavorare con lui è stata sempre un’esperienza bellissima fatta di collaborazione intensa e sempre serena . Quante prove insieme!

Bruno assisteva molto alle prove di regìa e spesso nasceva proprio lì insieme la chiarezza e la cura del mistero della drammaturgia di un’opera lirica. Ricordo la vivezza di quel lavoro che si faceva, che reputo molto stimolante, a Firenze o a Genova o a Zurigo o a Parma… Bruno aveva una sensibilità profonda e anche un intelligenza molto lucida , per questo è stato un grande Maestro anche se non ne faceva vanto a motivo della sua natura molto umana e misurata, ma anche spiritosa e ironica da vero toscano.
Ecco il ricordarlo mi fa molto piacere anche se insieme a molta tristezza.”

Sono grata al Maestro Bruno Bartoletti per i lunghi anni di collaborazione che ho condiviso con lui, nel corso dei quali mi ha “regalato” tanti insegnamenti. Oggi mi rendo conto che il Maestro non ha lasciato un “vuoto”: la sua presenza è sempre viva e costante perché, a tutti noi che lo abbiamo amato, oltre ad aver consegnato i suoi brillanti ricordi e i suoi preziosi consigli, ha affidato anche importanti obiettivi da perseguire. 

Per trasmettere quanto ho imparato da Lui ho aderito come docente e socio fondatore alla missione di Corso d’Opera, perché è un percorso di studio che rende onore alla sua memoria.”

Ricordare Bruno Bartoletti è un assoluto dovere e un piacere struggente. Il suo nome è importante per la Storia della Musica ma ancor più è importante per ognuno di noi che lo abbiamo conosciuto, abbiamo imparato da lui e abbiamo goduto della sua preziosa amicizia.

Lunga vita e grandi successi a tutte le iniziative volte a celebrarne la memoria!

“Di Bruno conservo un bellissimo ricordo. All’inizio della mia carriera abbiamo avuto una collaborazione molto felice. Era una persona simpaticissima e  un musicista molto importante.

Abbiamo collaborato moltissimo soprattutto a Chicago e con lui ho fatto la mia prima incisione di Manon Lescaut con Montserrat Caballé.

Un aneddoto divertente che poi ci ha lasciato un simpatico leitmotif è successo molti anni fa, quando un giorno io e Bruno eravamo nel mio appartamento di Abey Road (eravamo vicini di casa) e mentre stavamo studiando abbiamo sentito dei rumori stani provenienti dalla porta d’ingresso, un po’ come se avessero appena messo la posta nella buca delle lettere. Allora siamo andati a vedere cosa fosse e ci siamo trovati davanti quattro ragazze, che stavano ascoltando le nostre prove origliando alla porta. Per rompere il ghiaccio ho chiesto se anche loro erano musiciste e una di loro, australiana, ci ha detto che cantava, ma non l’opera. Così Bruno, che era pronto ad accompagnarla, le ha chiesto di cantarci qualcosa… quello che voleva… allora lei ha intonato una canzone popolare australiana: “Waltzing Matilda, waltzing Matilda, waltzing Matilda…”. La cosa divertente è che non cantava ma parlava e tra l’altro con un filo di voce. E’ stato divertentissimo! Così le ho detto: “Va bene, va bene, sicuramente studiando andrà ancora meglio…” . E da allora ogni volta che ci incontravamo io e Bruno ci canticchiavamo il “Waltzing Matilda”.

“Mi sembra di avere conosciuto Bruno Bartoletti da sempre, tutta la vita; per tutta la vita ho apprezzato in lui oltre alle qualità umane quelle artistiche.
Bartoletti era un gigante, un’enciclopedia vivente, pochi direttori avevano la sua conoscenza di musica e di cantanti.
Fui felice quando divenne direttore artistico del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e rammento con grande piacere quegli anni in cui lavorammo assieme a Firenze; così come quando fui a Chicago, dove lui era direttore artistico, per dirigere il Ring wagneriano.
Lo ricordo con grandissima stima e credo sia giusto perpetuarne la memoria anche per chi non l’ha conosciuto sostenendo il suo sogno di coltivare dei giovani talenti.

“Non uno, dieci, cento, mille pensieri per ricordare Bruno Bartoletti! Quando si parla di una persona scomparsa, il sospetto del “nisi bonum” affiora sempre: non è questa l’abitudine di chi scrive e meno che meno in questo caso. Senza retorica, in assoluta sincerità, non posso non affermare che di direttori d’orchestra come Bruno s’è perso lo stampo in questi tempi dove comunicazione e immagine condizionano i giudizi.
Bartoletti era un direttore all’antica, di quelli che del teatro musicale conoscevano tutto, ma proprio tutto, perché aveva fatto “la gavetta” percorrendo passo per passo, senza fretta, tutti i gradini della professione. Questo percorso professionale si ritrovava nel governo sicuro e consapevole dello spettacolo. Un punto di riferimento imprescindibile per la buca e il palcoscenico, in particolare per i cantanti dei quali era profondo conoscitore. E questa “navigazione tranquilla” era assicurata in tutto il vastissimo repertorio che padroneggiava come pochi: dal ‘900 al verismo, dal melodramma belcantistico a Puccini, autore di riferimento di cui fu anche interprete finissimo. La sua Bohéme al pari dell’Angelo di fuoco dei miei anni scaligeri, sono ricordi incancellabili, che cementarono un rapporto personale di stima e amicizia di cui ero orgoglioso.
L’ultima volta che l’ho visto lavorare è stato a Montepulciano, a Corso d’opera, con giovani cantanti alle prime armi. Ogni volta che interveniva, correggendo, spiegando, era un distillato di cultura musicale, vocale e operistica; un patrimonio di conoscenza che non cessava di stupirmi.
Caro Maestro, quanto manchi a tutti noi che continuiamo a credere e amare l’Opera!”

“Per me, l’Italia significava Al Capone. Adesso, significa Bruno Bartoletti: e mi piace. Così mi sono sentito dire da un anziano ma assai pugnace tecnico della Lyric Opera di Chicago, nel 1997. Capita non spesso, all’estero, di sentirsi orgoglioso d’essere italiano: ma in quell’occasione, fui testimone di tutto un florilegio di rispetto, ammirazione, addirittura d’orgoglio nei confronti di chi per quasi mezzo secolo era stato accolto per guidare uno dei fari della cultura musicale americana. Ma a colpirmi, fu soprattutto l’ondata d’affetto che circondava la figura di Bartoletti. Nei confronti della sua umanità, della capacità di convincere e trascinare, con quell’entusiasmo e quel totale rifiuto nei confronti della banale routine – o, peggio, del piatto conformismo culturale – che sempre l’ha contraddistinto: facendone un glorioso “a parte” nel coro dell’intellighenzia allora dominante. E quindi d’essere contemporaneamente alfiere di Puccini (di cui a mio avviso è stato interprete tra i massimi) nonché della Giovane Scuola; di Berg, di Britten, di una pletora di compositori più contemporanei, ma nel contempo di dirigere benissimo Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi. Eclettismo che nasceva da un’intelligenza e curiosità vivacissime, servite da una professionalità dai ben pochi confronti. Conservo indelebile il ricordo di alcune sue prove. Quando alla Scala un famosissimo tenore si presentò per una Bohème arrivando impreparato, come spesso costumano fare i grandi tenori: un pelo e contropelo dove il vetriolo dell’ironia toscana lasciava un marchio bruciante, e tanti sacrosanti saluti al politically correct. Oppure quando un malcapitato baritono interprete di Gianni Schicchi volle prodursi nel “toscanismo degli stenterelli” di carducciana memoria, declamando “in testa la ‘appellina”, e lui pronto “o bischero, che voi fare l’Accademico della Crusca e poi mi dici Firenze? ma bada a cantar bene e lascia in pace il toscano che non è roba per te”. Ma poi, in recita, tanto quel tenore (famoso, sì, ma mogio mogio a tenersi gli innumerevoli rimbrotti) quanto quel baritono, erano ad ogni momenti supportati, aiutati, guidati passo passo da una di quelle tipiche bacchette che ogni partitura conosce per dritto e per rovescio, ivi comprese ciascuna delle rognose insidie ignote invece a tanti divi del podio, troppo preoccupati del proprio ego strumentale.
Bacchette fattesi oggi oltremodo rare. Ancor più rare quell’umanità, quella vera e propria religione del professionismo, di cui Bruno Bartoletti fu indefesso, altissimo esempio. A me manca tanto.”

“Pensando al grande Bruno Bartoletti mi viene subito in mente il termine “Maestria”, nel senso doppio ed integrale della parola:

Da un lato, Bartoletti era un grande “Maestro” come direttore d’orchestra. Ovviamente era apprezzato in modo particolare come grande interprete, specialista e profondo conoscitore dell’opera lirica, specialmente del repertorio italiano. E sappiamo che si è anche dedicato intensamente alla riscoperta e divulgazione di opere sconosciute. Per esempio, sintetizzerei la sua influenza in America come la missione di un tutore dell’eredità musicale europea del 19° e 20° secolo.

Bruno Bartoletti era poi un grande “Maestro” come insegnante ed educatore musicale. Ha influenzato e ispirato generazioni di musicisti, sia cantanti, sia direttori d’orchestra, strumentisti e altri. Numerosi sono i nomi degli oggi famosi esecutori, che ha aiutato, accompagnato e favorito durante la sua lunga carriera. Sono molto felice che la sua visione di sviluppo sostenibile in campo musicale abbia trovato terreno fertile nelle attività di Corso d’Opera. Buon compleanno Bruno Bartoletti – Maestro esploratore, promotore e visionario!”

A tre ani dalla scomparsa del Maestro Bruno Bartoletti, mi si chiede di raccontare un aneddoto; prima però un piccolissimo accenno a una cosa che molti non sanno. Col Maestro Bartoletti condividevamo molte care amicizie di Sesto Fiorentino e di Chicago; Lui mi chiedeva sempre informazioni sulla borgata del mio paese dalla quale veniva la sua famiglia (San Giacomo). Questo solo per dire che c’era un legame oltre la musica. Come tutti sanno, ho lavorato moltissimo con Bruno sia in Italia che a Chicago. La prima volta fu nel 1976 a Trieste nella “Fanciulla del West”, cantavo il Sonora. All’ultima recita decidemmo di fare uno scherzo a un collega che aveva sempre un piccolo problema per un attacco musicale, il Postiglione. Al primo atto il Postiglione entra e dice la sua unica battuta in tutta l’opera: “Hello, ragazzi! State attenti! S’è visto sul sentiero.. Io lo interruppi: “chi?”. Rimase senza parola e non cantò, ‘un ceffo di meticcio’. Nell’intervallo andò, furioso, a bussare al camerino del Maestro Bartoletti; naturalmente noi eravamo tutti li ad ascoltare. Bussò: “avanti” si sentì. Non fece a tempo ad entrare che il Maestro Bartoletti, serissimo: “Signor Ivan, lei non ha cantato una frase, questa sera dovrà offrire champagne per tutti”. Scoppiò una risata generale. A cena arrivò lo champagne, ma a offrire fu il grande Carlo Cossutta. All’uscita dalla cena il Maestro fermò il collega: “non solo lei si dimentica le battute in scena, ma si scorda anche di pagare”. Risata generale.
Grazie amico Bruno, mi hai insegnato che il teatro d’Opera è anche gioia.

“Conobbi il Maestro Bartoletti in occasione del mio debutto professionale quando ero poco più che un ragazzo, Monterone nel Rigoletto a Pistoia nel 1984.
Ho sempre avuto per lui un’immensa ed ammirata stima perché lo vedevo depositario di quello straordinario patrimonio che si definisce tradizione.
Era sensibile alla valorizzazione dei giovani talenti e per questo scopo nel 2012 fu la colonna portante del progetto Corso d’Opera, che dell’alta formazione ha fatto una vera e propria missione.
Mi capitò ancora la fortuna di lavorare con il Maestro all’epoca in cui copriva la carica di direttore musicale del Teatro Regio di Parma: un grande servitore della musica nel senso più alto del termine. Chi può dimenticare le sue interpretazioni delle opere di Puccini che lasciavano trasparire l’umanità e l’amore per la terra natia che li accomunava…..
Buon compleanno Maestro! Con Corso d’Opera ed in suo nome cercheremo di lavorare tutti insieme per raggiungere gli obiettivi a Lei tanto cari.

Grazie di tutto, soprattutto per l’amore verso la musica che ci ha insegnato a donare e trasmettere ai giovani.”

Bruno Bartoletti ci ha davvero insegnato tanto! A vedere le brutte cose con una risata e a ricordare sempre gli aspetti belli di ogni situazione. E questo rimane uno dei suoi insegnamenti più significativi che  porto con me…

“Più che un ricordo ho nostalgia del M° Bartoletti!!!
Conosciuto nei primissimi anni della mia carriera (Tancredi nel 1985 al Teatro Regio di Torino a fianco di Lucia Valentini Terrani) e condiviso, o meglio studiato con lui, il mio repertorio da Rossini fino a Verdi, poi anche Montemezzi e Pizzetti.

Sono stata fortunata non solo per aver avuto l’opportunità di apprezzare le grandi doti artistiche del Maestro Bruno Bartoletti ma soprattutto per averlo avuto come amico.

Il nostro primo incontro risale al lontano 1965 durante una produzione di Rigoletto. Ad esso, negli anni, ne sono succeduti molti altri in giro per il mondo.

Durante le trasferte, che duravano a lungo, la compagnia formava una sorte di grande famiglia; ciò consentiva di approfondire i rapporti. E man mano il nostro rapporto da semplice conoscenza si è trasformato in amicizia.

Ricordo i periodi trascorsi a Chicago, soprattutto il clima che si era creato dopo l’arrivo di Bruno al Lyric Opera, non solo come direttore d’orchestra ma anche in qualità di direttore artistico. Rimasi colpita da ciò che egli aveva saputo fare ed ottenere da quella città, dal quel teatro e da quell’orchestra e, inevitabilmente  quando si dà l’anima per ottenere il meglio, della stima incondizionata della quale ha sempre goduto da parte della direzione del teatro e del pubblico ..

Per lui la musica, le voci, il palcoscenico non avevano segreti. Lui era il teatro. Di Bruno Bartoletti musicista si può riempire una enciclopedia.

Ma quello che più mi preme qui sottolineare e testimoniare riguarda l’uomo che è stato. Aveva due doti indiscutibili che hanno condizionato la sua vita: il profondo valore che dava all’amicizia e la grande umiltà con la quale si rapportava con gli altri, doti che solo i grandi uomini possiedono. Nei momenti difficili della mia vita mi è stato di conforto , telefonandomi per testimoniarmi la sua vicinanza. In teatro ho assistito a tante prove; quando dava i giusti consigli agli artisti, lo faceva sempre con grande rispetto ed educazione, senza rinunciare alla sua simpatia e alle sue battute tipicamente toscane. Rimarrà sempre nel mio, nel nostro, cuore.

Chissà, Bruno, lassù, insieme alla tua amata Rosanna, riuscirai a far suonare anche gli Angeli …